LA GRANDE SFIDA PER LE NOSTRE IMPRESE: L’INFLAZIONE

L’inflazione c’è. Punto. Il fatto che sia temporanea, come ci rassicurano economisti e banchieri centrali, non ci tranquillizza più di tanto perché le imprese lavorano oggi e non possono non tenere in considerazione certezze come quelle che ci ha comunicato l’Istat a fine novembre: +3,8% su base annua in Italia il più alto dal 2008. Inoltre tutto è “temporaneo”, ma per quanto?


E’ un bene, un male? Che cosa ci aspetta? Il livello di incertezza è alto, ma “ il futuro è aperto , e dipende da noi, da noi tutti”, come recita il celebre aforisma di K. Popper, ma perché?
Stiamo vivendo una situazione speciale: siamo inondati di risorse in parte in prestito e in parte regalate dalla Unione Europea, che ha sospeso anche i vincoli di bilancio; la politica monetaria è sempre espansiva, i tassi molto bassi o negativi; la considerazione dell’Italia , grazie al Presidente Draghi, mai così in alto.


Alla domanda durerà a lungo o è un momento che finirà presto, si risponde che dipenderà da molti fattori, soprattutto A. l’inflazione, appunto; B. il COVID; C. il debito;
A: Se i prezzi continuano a salire le banche centrali cominceranno a intensificare il cosiddetto “tapering”, cioè a ridurre il ritmo mensile degli acquisti di attività nette per i titoli pubblici , per quelli garantiti e così via. Se non bastasse aumenteranno i tassi, la crescita, attualmente alta in Italia ad esempio, rallenterà. Per la generazione che ha vissuto la “stagflation”, quindi una crescita dei prezzi da “cost-push” senza l’aumento della produzione è un problema serio; lo è in particolare per le nostre aziende. Ecco perché le cosiddette riforme per la crescita del PNRR sono da fare subito senza aspettare o tergiversare su piccole questioni di interessi particolari. Dipende da noi.
B: Le varianti COVID continuano ad interferire sulle scelte di business. I vaccini ci danno però certezze maggiori e quel clima di paura che ha caratterizzato il 2020 deve finire presto. Dobbiamo, se pure con tutti i cambiamenti provocati dalla pandemia, vivere quello che si chiama in genere un “new normal” sui posti di lavoro, guardando oltre. Dipende da noi.
C: La questione del debito è tecnica ma anche culturale ed è quella più insidiosa. Ho sentito la battuta “il debito è un problema del secolo scorso”, non mi è piaciuta. E’ chiaro che in questo momento la recessione da Covid è stata combattuta con politiche espansive sia sul piano monetario che fiscale. La disciplina del debito però deve rimanere, se no tutto è debito “buono” e non “cattivo”, per dirla alla Draghi, e alla fine pagheranno quelli che verranno. Gli investimenti si fanno perché con il ritorno degli stessi si pensa di pagare il debito. Questo è il vero rigore. Quello del passato era sbagliato, si veda la crisi greca, perché si chiedeva rigore senza adeguate risorse per le riforme. Vedere tutta l’attività in corso, come quella legata al bonus 110%, senza una sana idea di rientro e di stabilizzazione della crescita può essere pericoloso. Dipende da noi.
La tempesta non è più perfetta, la rotta è difficile, la navigazione in corso.


Ing. Andrea Moltrasio
C.E.O – President
ICRO COATINGS